Quando in un pomeriggio d’estate senti di appartenere ad una canzone.

Pubblicato 18/06/2010 da mnemophobica

scrutinio08-09 ~ Sei uguale a me, altro che no.
Sei come me in ogni atomo.
Maledetti fragili, che si fanno scrupoli,
che si sciupano da se. Siamo vuoti a perdere.

Ci siamo. - 1/2 h ai quadri. Mi sarei dovuta prepare psicologicamente stamattina, eppure da solita pigra non ho fatto nulla. Non ho paura, è solo ansia. Un po' come l' 'Ansia da prestazione' su cui scherzano i ragazzi, solo che questa è ansia da insuccesso. Odio, dopotutto, gli insuccessi personali negli obiettivi che mi autoprefiggo. E oltre a diventare di un cinismo assoluto, continuo a essere la solita critica. Solo e soltanto con me stessa, ovvio.
Aggiorno anche per dire che ho ripreso a scrivere. Non so dove questa nuova 'avventura' fatta di parole mi porterà ma mi sento veramente bene. Coraggio, autostima e voglia di essere se stessi mode: on.

~ Perche' quelli come noi, non li schiacceranno mai.
Se ti abbandonerai, io ti curero'.
Medicine come noi non le inventeranno mai.

Non è un addio, ma un arriverderci. Triste sì, ma mai per sempre.

Pubblicato 08/06/2010 da mnemophobica

Scuola.Quando misi per la prima volta piede nel mio liceo {Era inverno, c'era la neve quel sabato pomeriggio.}, lo ricordo ancora, una delle cose che notai per prima fu una scritta, con un pennarello verde che recitava 'Finalmente ultimo giorno di ginnasio'. Era una cosa così curiosa, diversa e particolare per chi doveva affrontare ancora l'esame delle scuole medie, per chi era così indecisa tra i vari licei. Bè, sono passati più di due anni da quel dicembre, sono arrivati nuovi compagni, nuovi professori, è successo di tutto. Voti, pianti per la prima e unica insufficienza in greco, gioia incontenibile per i dieci in matematica con la Vecchi, cambiamenti radicali. Crescita, odio, amicizia, ripensamenti, pregiudizi sbagliati. Mai avrei pensato di poter vivere tante di quelle emozioni e di sentirmi così, oggi, strana.
Ripensando alla scritta, credo di aver sognato subito quello stesso momento, di averlo aspettato con ansia, con una carica particolare. E, click, con uno schiocco di dita è arrivato. Oggi non ho pianto e non mi sono nemmeno leggermente commossa. Sto seriamente pensando di essere diventata tanto cinica da non riuscire più a buttar fuori delle lacrime. Non credo accadrà domani, perchè domani sarà un arrivederci al passato, non un addio. Sarà come saltare un muro, andare a fondo e non poter più tornare indietro.

Io non so cosa proverò in futuro quando penserò a questi anni. Troppo difficile immaginalo, troppo illusiorio sperarlo. Non so se avrò rimpianti, rimorsi, se mi verranno in mente solo le lacrime e le crisi o i momenti di transizione. O se il mio carattere si evolverà così tanto da farmi diventare così positiva e allegra da ricordare solo ciò che mi ha fatto spuntare un sorriso. Non so cosa racconterò, non so se avrò voglia di prendere una macchina del tempo e tornare indietro. Ma ora sono felice e tutto ciò vale più di qualsiasi paura derivante da un'incertezza.

Giorni scarni, tutti uguali. Fumavo venti sigarette e groppi in gola e secca sete di te.

Pubblicato 06/06/2010 da mnemophobica

Cambiare.             * Meno tre giorni e l'avventura ginnasiale sarà finita. ç_ç *

I cambiamenti totali non mi sono mai piaciuti troppo, è vero. Ti lasciano dentro un po' di amaro, un po' di tristezza. Tanti di quei ricordi che se solo provi a pensarci un attimo, una lacrimuccia ti scende giù per la guancia. Paura. Paura per quelle responsabilità che arrivano, perchè indirettamente senti che probabilmente non sei pronto ad affrontare il futuro. E, dentro questo cervello ormai già proiettato verso la vacanza, il tutto appare davvero poco nitido. Da piccola pensavo alla vita come a un videogioco di Super Mario, quel gioco che già nel vecchio Nintendo mi faceva divertire un casino. Sono in quei tunnel di passaggio tra un livello e l'altro, ma ho ancora paura di non riuscire ad evitare gli ostacoli o di non saltare correttamente e dovermi fermare, col mio fallimento sulle spalle. Sinceramente? Sì, vorrei tornare indietro a due anni fa e rimettere tutti i fili in gioco, cambiare le situazioni, poter modificare interamente la mia vita. So qual è il mio passato, non conosco, come accade certamente a tutti, cosa potrò incontrare. E sicuramente la base in cui tutti questi cambiamenti si svolgono è un periodo di incertezze, delusioni passate, amicizie infrante e ipocrisie. Ma, se devo dirla tutta, il fatto che non mi manchi nulla della pseudo felicità che potevo avere mesi fa, non so se sia positivo o negativo. Ok, è finita, ci siamo distaccate tutte, non in modo consensuale {Ancora oggi non mi spiego perchè tutto ciò che il mio cuore tocca sia successivamente destinato a scomparire.} e sicuramente senza una fine. No, è tutto così sospeso. Mi verrebbe da dire, fra santi e falsi dei. Eppure io non sento più quell’insensata voglia di equilibrio, che mi lascia qui sul filo di un rasoio. Non mi interessa più nulla perchè sono comunque così serena che non voglio ricominciare con un altro tunnel oscuro.
Se c'è un'unica cosa che so, è che mi sveglio col sorriso sulle labbra, che ho voglia di mettere piede fuori da questa casa, voglia di non essere più repressa in me stessa. So solamente che non mi dispiace affatto di non essere quella che chiamate coi nomignoli più dolci e stomachevoli di questo nome, di non essere più quella che ascoltava le vostre crisi, i vostri problemi.
Non voglio rinfacciare niente a nessuno, ci mancherebbe v.v, ma non mi mancate e forse questo spiega come mai io sia diventata anche così cinica da non vivere più in funzione degli altri. Il distacco, il cambiamento, il futuro sarà difficile da superare. Eppure io mi sento così diversa e rafforzata da tutto quello che è successo da qualche mese a questa parte che vedo la luce, fuori da quella porticina della vita.

L’ultima notte felice del mondo, per dimenticare di essere soli.

Pubblicato 23/05/2010 da mnemophobica

LNon aggiorno precisamente da un mese. Un mese meno uno, in realtà. ;D E me ne vergogno un po', perchè da un lato questo vuol dire che indirettamente sto trascurando me stessa e il contatto tra mente e cuore. Dall'altro lato è sintomo palese di un'esistenza frenetica e poco consona al mio stile abituale. Finalmente mancano due settimane all'estate. E non vedo l'ora di respirare anche solo per un attimo il profumo di salsedine. Ma perchè mi prometto sempre di godermi i tre mesi di vacanza e poi non lo faccio mai completamente? Questa volta lo voglio fare, finalmente sarò libera da tutta questa stanchezza repressa. Questa settimana è stato l'esempio più palese di sforzo sovraumano: quattro compiti in classe, in particolare Italiano, Latino, Matematica, Greco.
E non voglio commenti su questo, grazie.
Mentre fuori i fuochi d'artificio per un'Inter storica divampano e la mia finestra fa da barriera con quei tifosi che festeggiano allegramente {Ma quanto è odioso quel bruttone di Milito? Ma Principe de che poi? Ehm, mi sovviene un sostantivo, ma meglio non dirlo. Non vorrei essere maleducata. v.v No, stasera no.}, mi sono soffermata a ripercorrere un po' di quest'ultimo periodo.
Mi è sembrato di avere quasi un grande libro dentro di me, da dover osservare per esaminare gli errori e poi chiudere, definitivamente. Ed eliminare quindi un peso dallo stomaco.
Rileggendo mese dopo mese, mi sono resa conto che tutte le convinzioni che fino a Gennaio, o anche prima credo, sembravano stabili, come qualsiasi una legge, o dogma, si sono infrante. Come se soffiando, per rispolverare e controllare il loro stato, si fossero perse. Sarò pure cinica nel dirlo, ma nonostante la situazione odierna sia molto più triste apparentemente e abbia comportato sofferenza, io sono ben felice. Un anno fa al solo pensiero di allontanare loro mi sarei sentita morire. Ora, non so con quale autostima {Forse un briciolino ne ho, allora?} e con quale voglia di vivere, mi dico 'Non è bello non dipendere da nessuno, agire per se stessi e non pentirsi di ciò che si è fatto?' Sono sciolta dalla massa e da un gruppo in particolare. Sono finalmente autonoma e con una certa dose di allegria. Va bene così, non pretendo altro. Anzi, mi sono resa conto di avere un cuore ed un limite di pazienza, chiamiamola anche sopportazione, davvero enorme rispetto a quello che credevo. Non avrei dovuto fare tante cose buone, avrei dovuto agire di acidità sin dall'inizio. Eppure, mi rendo conto, che ancora oggi non riesco a ripagare chi mi fa del male, infliggendo ancora del dolore. Lasciare sempre una porta aperta a chi vorresti tenere stretto a te anche se ti ha fatto del male, non vuol dire necessariamente perdonarlo. Forse è sintomo di debolezza. Ma imparare a vivere per se stessi, senza sentire quella mancanza, cosa vuol dire?

Io ero sbandata, ma questo non conta.
Così ti stringevo al mio cuore, come fosse l'ultima notte felice del mondo.

Le solite scuse, Le solite storie. Bugie, speranze e volte l’amore.

Pubblicato 24/04/2010 da mnemophobica

1657110_a3bf530168_m'Multo mihi gratius facies, si me docueris oblivisci potius quam meminisse ea quae recordari non velim.'

Non avrei mai creduto che prima o poi la voglia di scrivere, o meglio la forza di farlo, si potesse perdere. Forse si è solo nascosta. Forse cerca di spronarmi a cercare dentro di me tante risposte. So solo che la mia voglia di approcciarmi ad un foglio bianco, a me stessa o allo stesso contatto con gli altri sta svanendo. Ed è questo uno dei tanti motivi per cui questo blog sembra un po' abbandonato. Forse è anche per questo che cerco di sparire da tutti quei luoghi, reali e non, in cui può essere richiesta la mia presenza. Non immaginavo di arrivare a questo punto. Ma poichè di certezze in generale nella mia quotidianità non ci sono mai state e visto che nell'ultimo periodo questo assioma sembra aver trovato una dimostrazione palese, probabilmente mi sono ritirata a riccio, in una dimensione completamente mia, solo mia. Ho superato da tempo quella voglia di evadere ogni volta che si presentavano delle ipotetiche crisi, la voglia di non essere, di allontarmi da qualsiasi cosa potesse provocare dolore. Ho imparato a costruirmi l'angoletto dove star bene, aprire la porta del cuore e chiudermi dentro, in una specie di camera insonorizzata da tutto. Dall' apatia, dal dolore, dalle chiacchiere. Da tutto.
Sarebbe nauseante e anche sbagliato dire che mi sento come al solito depressa e spenta. Dall'ultimo post in cui ho voluto per un bisogno personale buttar fuori tutto quel magma che ribolliva dentro, sono cambiate molte cose. 
Inizio col dire che non sono stata tanto sincera con me stessa. Ho cercato di obbligare, non so nemmeno se sia il verbo adatto, il mio cervello ad amare, quando era presto. Obbligare il cervello, uhm. Suona malissimo. Non so nemmeno se facevo davvero questo o se solamente la rapidità di certe azioni mi ha portato a riparare a delle mancanze rattoppandole con un filo e con persone non sempre adatte. Sì, ho sbagliato.
E ho confuso molto le parole del cuore, con quelle della razionalità. Stavo bene, pur mentendomi, apprezzavo la novità che aveva soffocato una rituale quotidianità. E adesso che ho detto tutta la verità e che mi sono confrontata con la realtà, ammetto che dopotutto l'abitudine non è così traumatica. Sì può vivere col sorriso sulle labbra ugualmente. Di certo, come dicono i cari Subsonica che con questa canzone tornano ogni tanto a farmi visita, 'Ci sarebbe da capire come è stato facile congelarsi sotto tutti i nostri desideri.' e sto ancora cercando di capirlo. Dovrei capire da principio il perchè di queste bugie. Chissà, forse è tutta una conseguenza della mia sempre cara solitudine. Non lo so, l'importante è che in questa situazione io mi senta bene.
Una felicità forse solo apparente, una felicità che probabilmente si spegnerà presto. Ma va bene così. Ho sempre apprezzato i periodi in cui tutto il mondo intorno sembra spegnersi e nel campo visivo rimane solamente il mio ego, quei momenti in cui ti conosci un po' di più, in cui scavi e trovi una parte di te che fino a ieri sembrava non esserci. C'è ancora la scuola, c'è ancora la corsa allo studio in un pomeriggio, le interrogazioni che sembrano non finire mai, il sonno da recuperare. C'è ancora lui, la sua gita in Grecia. E quel suo sorriso che non spunta più ma che desidero come l'acqua in un pomeriggio d'afa. E la musica. Devo godermi tutto questo. Devo riuscirci.

Ah! L’uomo che se ne va sicuro e l’ombra sua non cura che la canicola stampa sopra uno scalcinato muro!

Pubblicato 22/03/2010 da mnemophobica

ombre9xcHo sempre pensato che odiare fosse così semplice. Forse molto spesso l'ho scambiato solo per rabbia. A volte repressa, a volte anche esagerata, ma solo rabbia perchè più cerco di trovare dentro di me un briciolo di odio, più sembra che non ce ne sia nemmeno una minuscola traccia. Non è un sentimento a comando, naturalmente, lo so.
Forse speravo che bastasse convincere se stessi che è possibile provare una sensazione così tanto dura a volte. Credevo che bisognasse solo racimolare tutto il dolore vissuto, prenderlo e sputarlo fuori come parole in un'interrogazione, come sospiri per eliminare l'ansia. Eppure non ci riesco. 
Soffro al solo pensare che tutte le mie debolezze dipendono e dipenderanno da lei, soffro consapevole che questa ferita la porterò sempre, dentro, profonda, segreta.
So con certezza che ogni mia paura avrà un'orgine radicata nel profondo di questo problema e che ogni volta che, dopo averla abbandonata, tornerò a guardarla, non accadrà più con gli occhi del passato, non saranno più quegli occhi felici e limpidi. Ma solo un senso di sporco, di schifo, di menzogna.
Accade così quando la persona più importante della tua vita, la persona che credevi essere il tuo mito, l'esempio più giusto fa crollare tutti i pezzi, tutti i mattoni di un muro su cui stavi crescendo. Ti senti mancare l'aria, la forza, la certezza di essere diversa dai suoi errori, da quei fallimenti che purtroppo dovrai portare sulla schiena anche tu. Sola, nonostante la miriade di persone che ti sostengono, che cercano velocemente di prendere il posto di quei mattoni caduti. Paranoie, domande, caos mentale. E soprattutto una parola che ti riecheggia continuamente nella mente: Colpa. Perchè indirettamente hai l'abitudine di pensare che tutto ciò ricada su di te non perchè era destino, ma solo perchè tu hai cercato le risposte a domande, a insulti che sentivi ripetere dalle loro bocche. Perchè hai scoperto la verità e piangendo le hai urlato che per te poteva anche morire, che solo il suo sorriso, la sua pelle, le sue mani, che fino a poco tempo prima erano un caldo rifugio, ora ti sembrano il segno del peccato. Eppure non riesco a provare odio. Solo rabbia, solo voglia di urlarle contro in che modo è riuscita a rovinarmi tutto, a farmi sentire un errore. E se da un lato cerco di reprimere tutto, di non piangere, di fingere davanti ai suoi occhi di aver maturato un perdono, un perdono che mai potrà esistere, dall'altro mi rendo conto che da questa situazione non ne verrò mai completamente fuori.
Ha tradito i miei sogni, le mie certezze. Ha cancellato e reso il mio passato solo una recita, una commediola mal riuscita e piena di attori.
Per cosa, poi? Per incontri fugaci e letti pieni d'amore. Amore finto, amore carnale. Distruggere vite intere per tutto ciò. Ed è come se io avessi perso un pezzo, un grosso pezzo di me. E mi sento uno schifo, senza riuscire a parlarne con nessuno.

Ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi
che hanno una donna e qualcosa:
nei letti degli altri già caldi d'amore
non ho provato dolore
.

Io, solo immaginando quei letti, che ho provato dolore.

chi e perché mi ha messo al mondo dove vivo la mia morte con un anticipo tremendo?

Pubblicato 27/02/2010 da mnemophobica

1410398234_c341320704~ Io che non vedo più che folletti di vetro, che mi spiano davanti, che mi ridono dietro.

Ho Tolto la stecca. E ho un dito tanto dolorante da muoverlo con fatica, come un bambino che abbraccia per la prima volta la sua chitarra e non sa come posizionare la mano, quale corda premere, quale accordo comporre. Dopotutto si ha la paura di sbagliare, di farsi male, di crearsi qualche lesione. Sì, ho paura per la prima volta di farmi del male fisico. Anni fa non avevo questo problema, il mio unico scopo era quello di punirmi, farmi del male per ogni errore. Mi sentivo responsabile di tutti i fallimenti, da quelli personali, a quelli della famiglia. Vedo ancora oggi una parte di responsabilità negli errori di mia madre, di mio padre. Ma rispondo a tutto questo con freddezza, odio e distanza. E ora, al contrario, da una parte mi muovo come un equilibrista sul filo di lana. Mi ricorda un po’ Ungaretti e i suoi ‘Fiumi’ questa metafora. E dall’altra parte ti senti gente dire alle spalle che il tuo dolore fisico, che spesso non ti permette nemmeno di tenere in mano un oggetto o di stringere la mano a formare un pugno, è solo una finzione bella e buona. Proprio io, che cerco sempre di stare all’angolo, in disparte, a non rompere i coglioni, vengo etichettata come colei che finge solo per essere guardata un po’ di più dagli altri. Mah, vabbè, a certi livelli nemmeno mi abbasso. Ormai ho imparato sulla mia pelle, questa pelle che ne ha viste di ogni colore, che l’ipocrisia fa più schifo di merda servita su un piatto d’oro e diamanti. Anzi, molto probabilmente questa gente si mangerebbe anche questo succulento e puzzolente piatto, se solo andasse di moda. Mi fate ribrezzo, voi e le vostre insicurezze che esternate inconsapevolmente. Voi e il vostro apparire belli, sicuri di voi mentre in realtà dentro vivete un conflitto interiore che si evidenzia facilmente, solo guardandovi fermi. Non sono una vittima, tantomeno non vedo perchè dovrei fingere o desiderare di esserlo. Detto ciò, dopo una bella pausa di sfogo, torniamo alle cose serie.
Finalmente è arrivata la pagella. E’ arrivata da un po’ effettivamente, ma vale la pena scriverla, per chi fosse interessato. u.ù

Italiano: 8 (orale); 8 (scritto)
Latino: 9 (orale); 7 (scritto)
Greco: 9 (orale); 8 (scritto)
Storia: 9
Geografia: 9
Matematica: 8 (orale); 8 (scritto)
Inglese: 9 (orale); 8 (scritto)
Arte: 7 -.-’ {E poi non chiedetemi perchè odio Storia dell’Arte. ._. Mavavàvà.}
Educazione fisica: 8
Condotta
: 9

Ammetto che anche se il sette è il numero che amo di più, i numeri più rotondi li digerisco meglio. LoL
Comunque, a parte ciò {Diciamo che potremmo comunque migliorarci e speriamo di farlo.}, più che un senso di tristezza, sto provando una sensazione molto particolare in questi giorni. E’ parecchio tempo che non capitava, sembra quasi una malinconia strana, una malinconia forse originata dallo stress, dalla paura di essere dimenticata da loro, di essere odiata. E poi la Mnemophobia, che ha bussato sempre, perennemente. Film visti e pop corn comprati. E poi un libro, che mi ha fatto piangere già al primo capitolo. Non ho ancora capito come faccia Fabio Volo a scrivere sempre tutto quello che provo nella mia vita, a farmi pensare e piangere come una scema. Perchè sì, forse sarà che perdendoci ci ritroviamo. Chissà se la persona a cui mi riferisco ha capito.

*Forse sarà che poi, perdendoci ci ritroviamo.
E ora lo so che non si annega,
quelle volte che non c’é un perché.
Come a vela sul mare che si spiega ,
Io mi lascerò portare fino a che;
Non mi chiedere più come farò, non lo so.}

Del tormento, ci faremo un canto.

Pubblicato 22/02/2010 da mnemophobica

pic_sera_di_luna_31

Lo so che sono sparita, che non aggiorno dall’anno in cui Dio creò Adamo ed Eva. -.-’ Ho ripreso il mio pc, dopo mesi. Sì, in realtà avevo comprato il nuovo. Ma ho fatto fuori anche quello. E un altro. E oggi stavamo per far fuori la televisione che aveva deciso di andare in pensione. Dopotutto ha vent’anni. Datemi un guinnes, datemi un premio. O beneditemi la casa.
Scriverò quattro frasi in croce. Non ho un minuto da perdere visto che dovrei ripetere Nepote e quelle reggenze di verbi che non ricordo mai.
‘Annibale, figlio di Amilcare era Cartaginese. Se è vero che, cosa di cui nessuno dubita, il popolo romano superava e blàblàblà.’ Pff, che palle.
Poi questi ultimi giorni sono stati orribili. Sì, diciamo che me la sono cercata. ‘Scusa ma ti voglio sposare’, domenica e sabato sera, una macabra serata con quel festival Venduto a colpi di call center comprati dai Savoia e bimbeminkia in calore che pur di vedere Scanu che fa sesso in tutti i Modi, luoghi e laghi avrebbero finito tutte le ricariche del mondo. Io volevo Noemi. ç_ç Bah. Ho il dito steccato, per chi non lo sapesse. Un altro po’ e mi giocavo il legamento del pollice, così mi avrebbero operato. E io sarei morta solo a vedere l’ago della flebo. Dicono che sia solo questione di tempo, aspettare di togliere la stecca e la fasciatura venerdì mattina. Ma a me fa malissimo e non urlo solo per non sembrare sclerotica.

Voglio una vacanza, sì. E voglio il mio dito. Fff, e Gyo. Perchè oggi è un anno che ci conosciamo. (: E non l’ho sentita. ç_ç Scappo, ho sonno e mi sento troppo fredda e apatica. Buonanotte.

E tutto gira e rigira. Come una trottola. Dai mille colori, però.

Pubblicato 24/12/2009 da mnemophobica

pennarelliSono sparita per molto tempo. Mi dispiace, ho sentito un casino la mancanza di questo spazio, davvero. Ma non è mia la colpa. O meglio, diciamo che il mio computer ha subito due nuove rotture e il mio vecchio compagno di vita, scleri, calci e pugni per farlo funzionare è ancora tra le mani di un ragazzo che tenta di aggiustarlo. Mentre io, stranamente assonnata dopo una notte in discoteca e in balia dello spumante, mi sono ritrovata uno strano pacco sotto l’albero con dentro un pc nuovo, nero. Figo, no?

Gli disse ‘Amor se mi vuoi bene
tagliati dei polsi le quattro vene’.
Le vene ai polsi lui si tagliò,
e come il sangue ne sgorgò,
correndo come un pazzo da lei tornò.

La ballata dell’amore cieco, De Andrè.

Dè Andrè, Ah, De Andrè. Tiziano Ferro. Quanta compagnia mi hanno fatto. Quanto mi hanno scavata dentro, quanto sono stati capaci di entrare dentro di me e creare solchi da riempire con tanta novità.
In questi giorni di pura solitudine, ma anche di pensieri ricchi di gioia, purezza e forse di un barlume di felicità, ho scoperto che ciò che mi rende veramente piena, ciò che mi fa sentire i polmoni pieni di magia, di calori, di ossigeno è solamente il vivere nelle piccole cose. Apprezzare le sorprese, i sorrisi, gli occhi sognanti degli amici quando scartano un regalo, lo sguardo del Colonna {Ah, Colonnino mioo! *-* Ok, basta!} che ti fissa e poi si gira verso campi ampi, su cui riflette questo freddo sole. La neve che cala, come una matita a disegnare contorni e immagini da cartolina, che sembra non scendere più come a cancellare gli errori del suo tratto e poi tornare ancora a dipingere, dipingere ancora. Ininterrottamente. Ed alberi di Natale che odio, lucine a destra e a manca che mi fanno sempre vedere l’ipocrisia di certe feste, di regali comprati solo per una data rossa del calendario. Ma non sarebbe più bello ricordarsi degli altri indipendentemente dal colore delle giornate {Rosso o nero si intenda.} che spicca su un umile pezzo di carta? Sarei noiosa a dire ancora quante ferite mi porto dentro, quotidianamente. Eppure questa nuova voglia di vivere, di essere felice mi fa bene. Dopotutto vivo per me, non per riparare gli errori degli altri. Vivo per me, non per indossare una maschera e farmi accettare dagli altri. Sono così e per la prima volta nella mia vita apprezzo me stessa per come è. In tutti i sensi. Sto veramente bene. (:
E, visto che non ho molto da dire e le cose da fare in preparazione alla Vigilia, vi saluto. {Come se a qualcuno importasse di ciò che scrivo. xD Che amara illusione.} Tanti auguri di Buon Natale, che in questa festa che io tanto non sopporto arrivi nella vostra vita un velo di serenità che vi possa abbracciare e condurre alla vera felicità. Ah, scusate ancora per l’assenza.
Tornerò, tornerò. Non lascerò nessuno impaziente di spettegolare sulla mia vita. u.ù {Noto con piacere di aver conservato un pizzico della mia acidità. Ah, bene.}

Lei, che fa fuori i pc come canne all’amarena.

Pubblicato 15/11/2009 da mnemophobica

1249393754_ef35b356ceChiedo umilmente venia. Perdono, chiedo davvero perdono.
Non sono sparita come forse qualcuno pensava, ne tantomeno morta come qualcuno si augurava. E’ vero che mi sono subita una buona dose di influenza A, con la relativa febbre altissima e tanti dolori. E’ anche noto che ho dolori continui alla schiena che non mi permettono nemmeno di piegarmi, come se fossi una vecchia decrepita a cavallo di una scopa. E tutti sapranno che la mia capacità di fare fuori i computer è direttamente proporzionale alla mia relativa tranquillità che da inizio Novembre sembra essersi inserita nelle vene delle mie giornate. Sì, ho fatto ancora fuori il mio computer che ora rantola sotto la scrivania, più silenzioso e forse anche con qualche pezzo in meno del solito. Dovrei scrivere tanto, della serenità degli ultimi giorni, della cresima, di tutto questo mese passato senza tornare qui a scrivere. Questo mese passato a contatto esclusivo con me stessa, un contatto in un luogo asettico da tutta la materialità, da tutto quello che poteva radermi al suolo, da tutto quello che poteva distogliere i miei pensieri dalle cose serie. E tanto altro. Dovrei parlare dei primi nove in latino, in greco, in matematica e non solo, che magari non ti cambiano la vita, ma ti fanno sentire non inutile. E ti fanno capire che se semini, raccogli. Sempre. Dovrei scrivere dell’autostima che cresce sempre di più, silenziosa, impaurita dalla vita, che quatta e con passo felpato si avvicina a un cammino, a una meta vicina passo dopo passo. Se questo periodo fosse lungo una vita, potrei dire che vedo veramente come si cambia, come si cresce e si matura. Ho paura di dire che sto veramente crescendo perchè è solo un mese che vedo un grande cambiamento in me e non vorrei essere precipitosa. So solo che è un periodo nuovo, in cui ho preso coscienza di molte cose, si iniziano a tirar fuori le palle e forse si decide, come credo di aver iniziato a fare, di pensare anche un po’ a se stessi. Forse anche perchè ti senti veramente sicura di te, o forse perchè vedi che tutto quello che si muove intorno a te pensa solo al proprio piacere e godimento. E mai, come in questo caso, le mie parole hanno assunto un significato non allegorico, tantomeno metaforico. Solo puramente letterale. Ho dei problemi, che forse un mese fa mi avrebbero distrutto, come un albero a cui tagliano le radici e che non sa da dove prendere il nutrimento.
Ferita, ma soprattutto delusa da tutto quello che credevo un vero valore della vita, sarei potuta crollare, spegnermi, bruciare quella poca anima che mi era rimasta intatta. Ma non l’ho fatto. Ho reagito. E adesso, in un ambiente che trasuda in ogni sua parete menzogne, ipocrisia e merda, perchè questo è il solo epiteto che mi sento veramente di usare, sono ugualmente felice.

P.s.= Ho un sonno che non ci vedo, domani leggerò i commenti. Chiedo ancora venia.

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