~ Io che non vedo più che folletti di vetro, che mi spiano davanti, che mi ridono dietro.
Ho Tolto la stecca. E ho un dito tanto dolorante da muoverlo con fatica, come un bambino che abbraccia per la prima volta la sua chitarra e non sa come posizionare la mano, quale corda premere, quale accordo comporre. Dopotutto si ha la paura di sbagliare, di farsi male, di crearsi qualche lesione. Sì, ho paura per la prima volta di farmi del male fisico. Anni fa non avevo questo problema, il mio unico scopo era quello di punirmi, farmi del male per ogni errore. Mi sentivo responsabile di tutti i fallimenti, da quelli personali, a quelli della famiglia. Vedo ancora oggi una parte di responsabilità negli errori di mia madre, di mio padre. Ma rispondo a tutto questo con freddezza, odio e distanza. E ora, al contrario, da una parte mi muovo come un equilibrista sul filo di lana. Mi ricorda un po’ Ungaretti e i suoi ‘Fiumi’ questa metafora. E dall’altra parte ti senti gente dire alle spalle che il tuo dolore fisico, che spesso non ti permette nemmeno di tenere in mano un oggetto o di stringere la mano a formare un pugno, è solo una finzione bella e buona. Proprio io, che cerco sempre di stare all’angolo, in disparte, a non rompere i coglioni, vengo etichettata come colei che finge solo per essere guardata un po’ di più dagli altri. Mah, vabbè, a certi livelli nemmeno mi abbasso. Ormai ho imparato sulla mia pelle, questa pelle che ne ha viste di ogni colore, che l’ipocrisia fa più schifo di merda servita su un piatto d’oro e diamanti. Anzi, molto probabilmente questa gente si mangerebbe anche questo succulento e puzzolente piatto, se solo andasse di moda. Mi fate ribrezzo, voi e le vostre insicurezze che esternate inconsapevolmente. Voi e il vostro apparire belli, sicuri di voi mentre in realtà dentro vivete un conflitto interiore che si evidenzia facilmente, solo guardandovi fermi. Non sono una vittima, tantomeno non vedo perchè dovrei fingere o desiderare di esserlo. Detto ciò, dopo una bella pausa di sfogo, torniamo alle cose serie.
Finalmente è arrivata la pagella. E’ arrivata da un po’ effettivamente, ma vale la pena scriverla, per chi fosse interessato. u.ù
Italiano: 8 (orale); 8 (scritto)
Latino: 9 (orale); 7 (scritto)
Greco: 9 (orale); 8 (scritto)
Storia: 9
Geografia: 9
Matematica: 8 (orale); 8 (scritto)
Inglese: 9 (orale); 8 (scritto)
Arte: 7 -.-’ {E poi non chiedetemi perchè odio Storia dell’Arte. ._. Mavavàvà.}
Educazione fisica: 8
Condotta: 9
Ammetto che anche se il sette è il numero che amo di più, i numeri più rotondi li digerisco meglio. LoL
Comunque, a parte ciò {Diciamo che potremmo comunque migliorarci e speriamo di farlo.}, più che un senso di tristezza, sto provando una sensazione molto particolare in questi giorni. E’ parecchio tempo che non capitava, sembra quasi una malinconia strana, una malinconia forse originata dallo stress, dalla paura di essere dimenticata da loro, di essere odiata. E poi la Mnemophobia, che ha bussato sempre, perennemente. Film visti e pop corn comprati. E poi un libro, che mi ha fatto piangere già al primo capitolo. Non ho ancora capito come faccia Fabio Volo a scrivere sempre tutto quello che provo nella mia vita, a farmi pensare e piangere come una scema. Perchè sì, forse sarà che perdendoci ci ritroviamo. Chissà se la persona a cui mi riferisco ha capito.
*Forse sarà che poi, perdendoci ci ritroviamo.
E ora lo so che non si annega,
quelle volte che non c’é un perché.
Come a vela sul mare che si spiega ,
Io mi lascerò portare fino a che;
Non mi chiedere più come farò, non lo so.}