*Un domani che non verrà, la mia rabbia è scolpita e ora non mi abbandonerà.*
E' banale ripeterlo ancora una volta o provare a chiedere scusa ad un blog {Non letto da nessuno, poi.
E' come parlare a se stessi.} per un'assenza così immotivata, lunga e anche stupida. Sarà la pigrizia, sarà che le mie giornate scorrono, come direbbero i Baustelle, scarne e tutte uguali. Sarà che ho la netta sensazione di non avere più il controllo del tempo. Più cose vuoi fare, più il tempo ti scivola dalle mani. E le cose non vanno mai come dovrebbero andare, mai. Evapora tutto così, tra illusioni sempre meno presenti e delusioni che fanno male, sempre di più. E il bello è che te ne rendi sempre conto quando sei arrivata all'apice, quando non puoi tornare indietro, soprattutto in quest'ultima settimana, trascorsa in modo velocissimo. Ho cambiato così tanto umore globale dagli ultimi mesi che ho completamente deletato motivi, persone e situazioni per le quali avrei sentito battere il cuore a mille. E col cazzo {Passatemi il termine.} che questa volta mi lascio piegare dal cuore o da sentimenti come solitudine/amicizia e via dicendo. Io non voglio piegarmi, non voglio che il cuore comandi, non voglio che rovini ancora tutto. Con questa massa di parole, anche in contraddizione tra loro, non voglio dire che è un momento no, ci mancherebbe. E' un momento difficile, eppure riesco sempre a trovare il modo e la causa per un sorriso. {E 'Musa', dei Marlene Kuntz qui ci starebbe tutta. *-* Sono un pasticcino ripieno di dolcezza, sotto sotto.} L'insonnia, la desiderata – ma non esistente - capacità odiare e il Piccolo Principe sono veramente un must degli ultimi giorni.
Ah, dimenticavo, la mia media scolastica è più che positiva. Ma, come volevasi immaginare, non mi sento soddisfatta, per me.
Quando imparerò a essere meno critica con me stessa?
'Vieni a giocare con me', le propose il Piccolo Principe, 'sono così triste…'
'Non posso giocare con te', disse la volpe, 'non sono addomesticata'.
'Ah! scusa.', fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse: 'Che cosa vuol dire "addomesticare"?' [...]
'Gli uomini' disse la volpe 'hanno dei fucili e cacciano. E' molto noioso! Allevano anche delle galline. E' il loro solo interesse. Tu cerchi le galline?'
'No', disse il piccolo principe. 'Cerco degli amici. Che cosa vuol dire addomesticare?'
'E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…'
'Creare dei legami?'
'Certo', disse la volpe. 'Tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo.'
'Comincio a capire', disse il Piccolo Principe. 'C'è un fiore…Credo che mi abbia addomesticato…'
'E' possibile', disse la volpe 'capita di tutto sulla terra…'
[...] 'La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio per ciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò il rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi faranno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color d'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…'
La volpe tacque e guardò a lungo il Piccolo Principe. 'Per favore, addomesticami.' disse.
'Volentieri', rispose il piccolo principe, 'ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici e da conoscere molte cose.'
'Non si conoscono che le cose che si addomesticano', disse la volpe. 'Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!'
'Che bisogna fare?' domandò il piccolo principe.
'Bisogna essere molto pazienti', rispose la volpe. 'In principio tu ti sederai un po' lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' più vicino…'
Il piccolo principe ritornò l'indomani. 'Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora.' disse la volpe. 'Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore…Ci vogliono i riti". [...]
E quando l'ora della partenza fu vicina: 'Ah!' disse la volpe, '…Piangerò.'
'La colpa è tua', disse il Piccolo Principe, 'Io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…'
'E' vero', disse la volpe. 'Ma piangerai!' disse il Piccolo Principe. 'Ma allora che ci guadagni?'
'Ci guadagno,' disse la volpe, 'il colore del grano.'
Soggiunse: 'Va a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio ti regalerò un segreto.'
Il Piccolo Principe se ne andò a rivedere le rose. 'Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente.' disse. 'Nessuno vi ha addomesticato e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico e ne ho fatto per me unica al mondo.'
E le rose erano a disagio.
'Voi siete belle, ma siete vuote.' disse ancora. 'Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparato col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa.' E ritornò dalla volpe.
'Addio.' disse.
'Addio.' disse la volpe. 'Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi.'