We can truly say together we’re invincible.

Published 19/03/2011 by mnemophobica

tumblr_lb6fbbDR8d1qennelo1_500_large_largeCi sono quelle nottate difficili, in cui una valanga di ricordi ti sommerge. Fredda, spenta. Proprio pronta a colpire lì, dove magari sei più scoperta e fragile. Basta pochissimo, una miccia anche leggermente accesa, una fiamma minima. Eppure tutto inizia, parte dallo stomaco e giunge fino al cervello, in un dannato circolo vizioso di anima e cuore.
Odio questa tipologia di momenti, come non sopporto i sensi di mancanza che provo ogni volta che piombo in queste situazioni. Piccoli momenti in cui divento più lunatica del solito e finisco quasi per maledire me stessa, la mia sensibilità, la mia nostalgia che non viene vinta nemmeno da un briciolo d'odio. E diciamo anche la verità, in quest'ultimo periodo ho la costante paura di essere inadatta ad un canone che indirettamente la mia mente si è prefissa, facendosi fin troppi castelli mentali. Solite paranoie, solito cervello che si mette in funzione sin troppe volte, invece di vivere a stretto contatto col cuore. 
Non ne capisco il motivo, o forse non voglio intenderlo. Io non voglio sbagliare, non voglio rovinare nulla, invece riesco sempre a fare la cosa sbagliata nel momento meno opportuno. Perchè?
Quanto vorrei che i Muse parlassero davvero di noi, stasera.

What you leave behind, what you choose to be,
whatever they say your soul's unbreakable. 

La contraddizione fatta persona.

Published 15/02/2011 by mnemophobica

depreTu sai difendermi e farmi male, ammazzarmi e ricominciare a prendermi viva. Sei tutti i miei sbagli.
Tu, affogando per respirare, imparando anche a sanguinare
Tu, a difendermi e farmi male. 

E intanto mezzo mondo ha il biglietto per i Subsonica e io non so dove, come e quando andarli a vedere. Benissimo.

Sono solo un vuoto a perdere.

Published 11/02/2011 by mnemophobica

carpeSono un peso per me stessa, sono un vuoto a perdere. Sono diventata grande, senza neanche accorgermene. E ora sono qui che guardo, che mi guardo crescere: la mia cellulite, le mie nuove consapevolezze. Quanto tempo che è passato senza che me ne accorgessi, quanti giorni sono stati, sono stati quasi eterni. Quanta vita che ho vissuto inconsapevolmente, quanta vita che ho buttato, che ho buttato via per niente.
Sono un'altra da me stessa, sono un vuoto a perdere. Sono diventata questa senza neanche accorgermeneMa non mi fermo più, mentre vado cercare quello che non c’è più, perchè il tempo ha cambiato le persone.

Fare l’amore nei container, tra i file di ricordi. Non poterti raggiungere perchè ci sono le targhe dispari.

Published 21/01/2011 by mnemophobica

mondoDimmi pure amore, prova almeno a respirare, piano piano, amore. Non c'è niente da temere, è solo freddo, amore. Tu lasciati scaldare. Mentre il mondo cade, come cade cado anch'io, senza le parole che vorrei poterti dire. Sì, vorrei poterti dire che son stanca da morire. 

Sì, son stanca da morire di questa gelosia. E il fatto che il dizionario la identifichi negativamente come 'Sentimento doloroso che nasce da un desiderio di possesso esclusivo nei confronti della persona amata e dal timore della sua infedeltà.' non è che faccia stare molto meglio. 

Di promesse tue, di appuntamenti e di valzer lenti quanti me ne concedi, amore?

Published 15/01/2011 by mnemophobica

12829166098752_large~ E tutti i nostri no dove vuoi che ci portino? Neanche se ti pagano, ma tanto non ti pagano.

Tornare ad aggiornare dopo quello che è – o forse era? – un po' il rifugio dai pensieri quotidiani, dalle paure, dalle solite paranoie è sempre un po' traumatico, effettivamente. Lo senti addosso, lo senti nelle dita gelate che battono sulla tastiera, lo senti aprendo l'home e rendendoti conto che mai come in questo momento questo piccolo rettangolino bianco ti appartiene sempre di meno. Lo senti nello stomaco che si contorce un po', quasi distante, freddo davanti a tutte quelle parole scritte qui. O potrei dire anche davanti al template – che cambierò, prima o poi, lo farò. Darò un taglio al passato. – ed altri dettagli poco importanti. Confesso che sarei voluta arrivare qui e liberarmi dei macigni dalla mente tante di quelle volte che non basterebbero nemmeno le dita delle mie mani per contarle. L'avrei voluto fare in questi mesi e, beh, non ce l'ho fatta. Come non ce l'ho fatta e non riesco ancora oggi a parlare di mio zio senza che mi venga da piangere. Come non riesco a capire ancora oggi dopo mesi il significato della morte. E Le Luci della Centrale Elettrica direbbero 'Ci troveremo davanti ai nostri muri dei pianti'. Vasco, hai ragione, io ci sto sbattendo la testa su quest'insieme di mattoni, facendomi sempre la stessa domanda 'Quando crollano, quando se ne vanno via i muri del lutto?' Probabilmente mai.

Comunque, da quando scrivo relativamente poco – e da quando, oserei anche aggiungere, sono anche relativamente poco all'interno di questo involucro chiamato vita, in cui annego più che un giorno sì e uno no. Mi sento quasi una targa alterna che solo in alcune giornate può sentirsi felice e non ne so nemmeno il motivo. – mi sono sempre promessa una rivoluzione. Indirettamente dietro ogni nuovo post c'era una voglia di cambiamento, toh, uno stimolo, uno sforzo, qualcosa che mi portasse a muovermi. E adesso invece non c'è più niente. E non c'è nemmeno la voglia di scrivere, che piano piano se ne va, facendo la sua valigia. { Non devo essere proprio il massimo in quest'ultimo periodo, se scappa anche lei. }
Rimane solo una grandissima confusione, un caos. Sarà pure vero che il disordine ha una sua bellezza e da questo nascono i geni, però io lo odio a priori. Non mi piace quello materiale e non riesco a reggere ancora di più quello mentale che mi spegne completamente anima, testa e cuore. Tutto. Soprattutto quando vi si mischiano una successione di insicurezze e timori di ordine personale che non so mai come addormentare e poi cacciare da me stessa, perchè si annidano, lì dove fanno male, dove sanno che possono colpirti. 
Quindi finisci ad aver paura di scioglierti, di metterti in gioco. Anche perchè non ci sono braccia che ti stringono e ti dicono 'Va tutto bene.' quando ti senti avvolta da un manto di delusioni e piccoli dolori. Ci sono solo quegli sprazzi d'amore, di pseudo-lucidità che non sai mai come definire. Un po' 'Tra le lettere d’amore scritte a computer' che canta sempre Vasco Brondi, ma con tanti, forse troppi timori.
Lo sai Fè che solo avendo un po' di coraggio potresti provare a buttarti in qualche cosa di apparentemente davvero bello? Lo sai che se solo tu fossi un po' meno spaventata, magari la felicità ti si avvicinerebbe davvero? Lo sai, sì. Lo sai.

Non c’è niente da capire, non c’è niente da capire.

Dammi una sigaretta, Copenhagen.

Published 11/09/2010 by mnemophobica

sadè{ Portami fuori a cena, Baustelle. Fammi vedere il centro. Scortami gentilmente in una discoteca sulle stelle.

No, Fè non è in crisi mistica. No, Fè non ha perso la memoria, anche se a volte vorrebbe poterne essere capace. Maleditela perchè scompare e non aggiorna. Odiate la sua pigrizia, sì. Ma capitela, o almeno provateci. (:
Che stia passando un periodo leggermente tetro e pseudo luttuoso è quasi normale, possiamo definirla una costante. Ma passerà. Siamo positivi. ^^ Sì, in questi giorni di assenza ha imparato che affrontando tutto in modo più positivo possibile si può riuscire a sopravvivere e superare anche i momenti più tragici. Come questo, dopotutto, visto che scrivere in quello che doveva essere il giorno del suo 'sogno', del suo concerto, della sua serata – notte mi sembrava un po' eccessivo! v.vd'amore con i Baustelle è quasi un bel colpo al cuore.  
'Ti sei scelta Marco Mengoni? Ora ne paghi le conseguenze!' u_ù
Sì, non lo potevate sapere, ma mi sono indirettamente fiondata qualche giorno fa nel regno di sua Mattità Marco e questo, a mia insaputa, voleva dire anche una scelta. Ma naturalmente Rachele&Bianconi non si libereranno così facilmente di me: qui lo giuro! :D
Bando alle ciance, siamo a Settembre – che è il mese più contraddittorio dell'anno nel mio caso, ed è anche il mese del mio invecchiamento che arriverà tra ben sedici giorni – ed Agosto è letteralmente volato tra nuove scoperte di ogni tipo – persone, cose, personalità like Willwoosh *_* e lamentecontorta, libri come quelli di Baricco *Tanto laaav per lui* - e la solita analisi di se stessa che Fè fa nei tempi morti. Ma sapete che vi dico? Quest'Estate non ha sicuramente rispettato nessuna delle mie aspettative, proprio zero. Ma sono molto contenta lo stesso. L'imprevedibilità mi piace e mi affascina. (:
Volevo essere felice? Bè, è l'unica cosa che ho rispettato. Lo sono, soprattutto grazie ad alcune persone. Non mi serve nient'altro. :D

Giovedì si inizia il liceo. Il Ginnasio, la quotidianità e l'abitudine già mi mancano. L'ansia c'è tutta. Spero solo di scioglierla in un acido di impegno. (:

Chiudo con la notizia dell'ultim'ora:  Milan battuto 2-0, Roma sconfitta 5-1. Inizio proprio a sperare che senza tutti questi gran campioni che loro credevano di avere, possiamo lottare per il campionato. *ç*

*Brancolo nell’Agosto torrido. Questo film ridicolo, quando finirà?

Settecentotrentuno giorni.

Published 31/07/2010 by mnemophobica

I_hurt~ I opened up my eyes
And found myself alone, alone.
Alone above a raging sea,
that stole the only girl I loved.
And drowned her deep inside of me.

Indirettamente era come se mi fossi attirata la sfiga un anno fa, avendole dedicato quella canzone che conteneva quella strofa. Era un po' come se sapessi di perderla. Sono s e t t e c e n t o t r e n t u n o giorni e ieri non c'era nessuna dedica. Non c'è nemmeno lei. Non c'è più niente. Nemmeno so se mi manca. Mi chiedo solo il perchè.

Lei sa rimpiangere, lei sa urlare a voce spenta e guarda immobile la vita d’altri.

Published 27/07/2010 by mnemophobica

7136086Lei, che non possedeva propriamente un animo sensibile ma,per dirla con termini esatti, era posseduta da una sensibilità d'animo incontrollabile, esplosa per sempre in chissà quale momento della sua vita segreta – vita da nulla, piccola com'era – e poi risalita al cuore per vie invisibili, e agli occhi, e alle mani e a tutto, come una malattia, che una malattia non era, ma qualcosa di meno, se ha un nome deve essere leggerissimo, lo dici e già è sparito. { Oceano mare; Alessandro Baricco.

Non credevo si potesse essere felici per una cosa così piccola ma allo stesso tempo unica e sentita. Mai mi era capitato. O meglio, a volte mi sono sentita lì, ad un passo dalla fine dello stallo, ma allo stesso tempo sopraggiungeva quel mio stesto senso, tanto apprezzato e contemporaneamente odiato, che rovinava e e scombinava tutti i sogni e le sensazioni, così da non permettermi di vivere nulla a pieno. Destino già segnato, sensazione di conoscere già negativamente il futuro. Ma questa volta no. Nessuna paura, nessuna paranoia, nessun timore. Libera.
Non pensavo che si potesse raggiungere una calma, una quiete, una tranquillità in modo così naturale e appagante. Non lo potevo nemmeno immaginare. Con tutti questi segni che ancora non ne vogliono sapere di andarsene, come potevo solo sperare che tutto questo accadesse?
E' vero, conosco ancora pochissimo di me, ma quella sensibilità che mi appartiene da sempre e che spunta fuori nei momenti più strani, mi ha dato una bella lezione, esplodendo: si può essere felici anche così, senza grandi cose, senza formule magiche, senza aspettarselo e sperare che accada.
Sì, prima mi sbagliavo. Ma è così bello "commettere un errore" e poi ricredersi col sorriso sulle labbra. Soprattutto quando ti senti per la prima volta completa, piena, viva. Libera di togliere il cellophane da quel muscolo cardiaco che da giorni reclama un movimento più veloce all'interno della gabbia toracica. Posso farlo ora; ho vie invisibili nel cuore che pompano serenità, gioia e tranquillità. Sì, finalmente.

Perchè il tempo ci sfugge ma il segno del tempo rimane.
Non mi importa quanto tempo stia scivolando via. Questo tempo mi sta così segnando che non ho nemmeno più voglia di controllarlo. : ' )

‘Ci guadagno,’ disse la volpe, ‘il colore del grano.’

Published 03/07/2010 by mnemophobica

Il piccolo principe*Un domani che non verrà, la mia rabbia è scolpita e ora non mi abbandonerà.*

E' banale ripeterlo ancora una volta o provare a chiedere scusa ad un blog {Non letto da nessuno, poi. :D E' come parlare a se stessi.} per un'assenza così immotivata, lunga e anche stupida. Sarà la pigrizia, sarà che le mie giornate scorrono, come direbbero i Baustelle, scarne e tutte uguali. Sarà che ho la netta sensazione di non avere più il controllo del tempo. Più cose vuoi fare, più il tempo ti scivola dalle mani. E le cose non vanno mai come dovrebbero andare, mai. Evapora tutto così, tra illusioni sempre meno presenti e delusioni che fanno male, sempre di più. E il bello è che te ne rendi sempre conto quando sei arrivata all'apice, quando non puoi tornare indietro, soprattutto in quest'ultima settimana, trascorsa in modo velocissimo. Ho cambiato così tanto umore globale dagli ultimi mesi che ho completamente deletato motivi, persone e situazioni per le quali avrei sentito battere il cuore a mille. E col cazzo {Passatemi il termine.} che questa volta mi lascio piegare dal cuore o da sentimenti come solitudine/amicizia e via dicendo. Io non voglio piegarmi, non voglio che il cuore comandi, non voglio che rovini ancora tutto. Con questa massa di parole, anche in contraddizione tra loro, non voglio dire che è un momento no, ci mancherebbe. E' un momento difficile, eppure riesco sempre a trovare il modo e la causa per un sorriso. {E 'Musa', dei Marlene Kuntz qui ci starebbe tutta. *-* Sono un pasticcino ripieno di dolcezza, sotto sotto.} L'insonnia, la desiderata – ma non esistente - capacità odiare e il Piccolo Principe sono veramente un must degli ultimi giorni.
Ah, dimenticavo, la mia media scolastica è più che positiva. Ma, come volevasi immaginare, non mi sento soddisfatta, per me. :D Quando imparerò a essere meno critica con me stessa?

'Vieni a giocare con me', le propose il Piccolo Principe, 'sono così triste…'

'Non posso giocare con te', disse la volpe, 'non sono addomesticata'.
'Ah! scusa.', fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse: 'Che cosa vuol dire "addomesticare"?' [...]
'Gli uomini' disse la volpe 'hanno dei fucili e cacciano. E' molto noioso! Allevano anche delle galline. E' il loro solo interesse. Tu cerchi le galline?'
'No', disse il piccolo principe. 'Cerco degli amici. Che cosa vuol dire addomesticare?'
'E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…'
'Creare dei legami?'
'Certo', disse la volpe. 'Tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo.'
'Comincio a capire', disse il Piccolo Principe. 'C'è un fiore…Credo che mi abbia addomesticato…'
'E' possibile', disse la volpe 'capita di tutto sulla terra…'
[...] 'La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio per ciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò il rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi faranno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color d'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…'
La volpe tacque e guardò a lungo il Piccolo Principe. 'Per favore, addomesticami.' disse. 
'Volentieri', rispose il piccolo principe, 'ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici e da conoscere molte cose.'
'Non si conoscono che le cose che si addomesticano', disse la volpe. 'Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!'
'Che bisogna fare?' domandò il piccolo principe.
'Bisogna essere molto pazienti', rispose la volpe. 'In principio tu ti sederai un po' lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' più vicino…'
Il piccolo principe ritornò l'indomani. 'Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora.' disse la volpe. 'Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore…Ci vogliono i riti". [...]
E quando l'ora della partenza fu vicina: 'Ah!' disse la volpe, '…Piangerò.'
'La colpa è tua', disse il Piccolo Principe, 'Io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…'
'E' vero', disse la volpe. 'Ma piangerai!' disse il Piccolo Principe. 'Ma allora che ci guadagni?'
'Ci guadagno,' disse la volpe, 'il colore del grano.'
Soggiunse: 'Va a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio ti regalerò un segreto.'
Il Piccolo Principe se ne andò a rivedere le rose. 'Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente.' disse. 'Nessuno vi ha addomesticato e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico e ne ho fatto per me unica al mondo.'
E le rose erano a disagio.
'Voi siete belle, ma siete vuote.' disse ancora. 'Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparato col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa.' E ritornò dalla volpe.
'Addio.' disse.
'Addio.' disse la volpe. 'Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi.'
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